Avete mai pensato a cosa vi spinge a compare gli oggetti che arredano la vostra casa? A volte lo facciamo per necessità , a volte per la bellezza che l’oggetto racchiude in sè e che vogliamo abbia un posto nel nostro ambiente , a volte semplicemente perché ci rimane nelle mani e non riusciamo a lasciarlo cosicché lo portiamo a casa ( come la sottoscritta a IKEA , finisce sempre con comprare quello che ha già, o di cui può fare tranquillamente a meno , ma qualcosa in mano rimane sempre).
Come mai ci piace il superfluo ? Questo è il teme che affrontiamo nel nuovo articolo della rubrica “Ambientazione del pensiero”, e lo facciamo sempre con la Dottoressa Martina Francalanci Psicologa .
La nostra casa spesso viene riempita con oggetti che non hanno delle funzioni specifiche , ma che rispettano i gusti personali, o sono da collocare , su quella mensola che appare vuota , o su quella parete troppo bianca o quell’angolo che ci disturba perché quel vuoto ci sembra inutile. Spesso ci ritroviamo ad accumulare oggetti più o meno di design che contribuiscono a dare all’arredamento un senso compiuto. Ci sono invece dei casi in cui la leggerezza e lo spazio vuoto ci appaga enormemente , stanze non affollate di oggetti , trasmettono un senso si relax , di ordine mentale: insomma meno cose ci sono più ci sentiamo liberi .
Questi sono due modi diametralmente opposti per approcciarsi all’ interior design: da una parte troviamo spazi carichi di informazioni , di colori , e di contenuti , dall’altra invece abbiamo spazi spogli , poco concentrati di dettagli, con oggetti dalle forme essenziali ed estremamente funzionali che hanno caratteristiche specifiche al contenimento, con linee minimali , che si integrano perfettamente con quelli che devono rimanere spazi quasi vuoti .
Ecco le due tipologie di abitazioni che spesso mi trovo a progettare: c’è chi desidera i colori pieni e forti , stanze arricchite con elementi da caratteristiche estetiche molto appariscenti e ambienti saturi; al contrario c’è chi mi chiede di creare, spazi con meno essenziali, con la filosofia LESS IS MORE, che ormai troviamo in tanti ambiti della nostra vita, particolarmente diffusa nell’ interior design.
Negli anni, questo concetto è stato accolto inizialmente nella moda , e successivamente anche la CASA MINIMALISTA è stata vista COOL con una richiesta in controtendenza molto spiccata. Spesso gli spazi progettati con la filosofia minimalista hanno tenuto conto della funzionalità e dalla comodità . Con il tempo il minimalismo, si è unito al confortevole e al funzionale, senza perdere la sua natura di estrema semplicità.
A cosa possiamo ricondurre queste due diverse tendenze?
A livello psicologico si possono individuare due diversi livelli, collocabili però su un continuum: coloro che hanno paura del vuoto e coloro che non riescono a disfarsi degli oggetti e quindi accumulano. Anche se sembrano due comportamenti molto simili, e per certi versi lo sono, la radice è diversa: i primi temono il vuoto per paura di sentire, gli altri invece hanno paura di lasciare andare.
Il comportamento da accumulo è spesso associato a stress o traumi nella storia dell’individuo e le relazioni sociali e familiari sono molto ridotte per cui non rappresentano una risorsa. L’accumulo, nella sua forma patologica, è un comportamento complesso associato a diversi tipi di contesti emotivi e cognitivi.La paura del vuoto in arte è conosciuta come horror vacui, locuzione latina che definisce l’atto di riempire completamente l’intera superficie di un’opera con dei particolari finemente dettagliati. In psicologia è conosciuta anche come cenofobia: è la paura degli spazi vuoti senza oggetti e talvolta anche del silenzio. Le persone non riescono più a stare, a fermarsi: essere nel “QUI E ORA”, entrare in contatto con se stessi, avvertire i moti interiori: perché stare, sostare, fermarsi significa sentire. E alcune persone hanno paura di stare in ascolto perché ciò significa sentire l’insicurezza, la fragilità e il senso dell’abbandono. La conseguenza di questa difficoltà è il bisogno di riempire il tempo e lo spazio con cose, persone, hobby, lavoro, rumori. Nel vuoto, nel silenzio, sulla parete bianca di casa c’è spazio per le nostre proiezioni. È qui che i nostri “mostri” interiori possono prendere forma e farci visita. Ma è sempre bene ricordare che per combatterli è sufficiente guardarli dritti negli occhi: ciò che fuggiamo ci sottomette, ciò che affrontiamo scompare.
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fonte immagini pinterets
Una collaborazione tra l’Arch. Sara Bandinelli : IG Contaminazione Cretive e la Dott. Martina Francalanci -Psicologa clinica e di comunità n.6991 Esperta in Tecniche di rilassamento-Esperta in Scienze forensi –IG martinafrancalanci_psicologa Fb Dott.ssa Martina Francalanci Psicologa







































